Prima di leggere l’articolo
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Perché ne parlo adesso (e con quale intento)
Non voglio mostrarmi esperto di intelligenza emotiva. Voglio raccontare come ci sto lavorando davvero, nel mezzo di chat, call e colloqui. Questo percorso, in realtà, è iniziato mesi fa: in una situazione che rischiava di diventare uno scontro, una mia amica e collaboratrice, giornalista laureata in psicologia, mi ha dato un consiglio semplice: ascolta, lascia parlare, lascia finire quasi le parole; nel frattempo ascolta e ragiona. Da lì ho iniziato a mettere più attenzione al tono e al clima delle conversazioni, non solo alle parole.
Una conversazione tesa
Puoi avere la risposta giusta e sbagliare comunque se il tono non è quello che serve. Da qualche tempo apro riconoscendo l’emozione dell’altro e solo dopo propongo un passo pratico. Spesso cambia tutto: si abbassano le difese, la fiducia sale, le decisioni diventano più semplici. Non è teoria: è osservare ritmo, pause e tempi di risposta che si allungano o si accorciano. Quando mi concentro su questi segnali il dialogo smette di essere un braccio di ferro e torna collaborazione.
Chiedi · esamina · adatta
“Chiedi · Esamina · Adatta” è il motto del mio podcast e di tutti i miei canali. Oggi lo uso anche nelle relazioni di ogni giorno, con parole semplici.
Chiedi: prima di parlare mi domando cosa voglio ottenere e come sta l’altra persona.
Esamina: guardo i segnali più chiari, soprattutto pause e tempi di risposta.
Adatta: provo un’apertura che riconosce il clima e propongo un primo passo chiaro.
Non mi riesce sempre, ma quando funziona vedo davvero che situazioni e rapporti migliorano. Piano piano lo sto trasformando in una routine.
Imparare ad ascoltare (anche quando pensi di avere ragione)
Per anni, quando ero convinto di avere ragione, interrompevo. Ero troppo diretto. Oggi sto imparando a lasciare parlare. Ascolto fino in fondo, quasi a “finire le parole” insieme all’altra persona, e mentre ascolto mi prendo il tempo per ragionare. Quello spazio cambia il risultato: non è cedere, è creare le condizioni perché l’altro senta che può fidarsi. E con la fiducia si può anche dissentire senza rompere tutto.
Dove entra l’AI (e dove mi fermo io)
L’AI è un assistente silenzioso che mi aiuta a vedere ciò che, da dentro la conversazione, potrei perdere. Analizza le trascrizioni delle call e mi segnala passaggi delicati o segnali di frustrazione/confusione. Registro anche alcune riunioni per rivedere i miei comportamenti: quante volte interrompo, quanto parlo rispetto agli altri, quando accelero o rallento. E quando serve le chiedo di fare l’avvocato del diavolo: critiche dure, obiezioni, punti deboli dei miei messaggi. Non ho problemi a farmi “attaccare” o criticare: se lo fa un’AI non mi offendo 😃. Non delego l’empatia: uso questi riscontri per migliorare presenza, ascolto e timing. La tecnologia nelle relazioni sta diventando importante per crescere.
Dal campo: come sta cambiando il mio modo di lavorare
Nelle trattative spezzo i problemi in passi brevi e verificabili. Nei team noto prima i cali di energia e riorganizzo senza arrivare allo scontro. Online, quando una discussione si scalda, entro riconoscendo il disagio, chiarisco l’intento e offro un’alternativa praticabile. Non sempre funziona alla perfezione, ma quasi sempre la conversazione diventa più breve, più chiara e più rispettosa.
Etica, tecnologia e trasparenza
Uso gli strumenti dichiarandolo quando serve, senza raccogliere dati di cui non ho bisogno e con attenzione a contesti e sfumature culturali. L’obiettivo è semplice: rimanere responsabile di ciò che dico, usare l’AI per diventare più presente, non più distante.
Come ci voglio lavorare nei prossimi mesi
Voglio rendere questa pratica costante. Continuerò a partire dall’ascolto, a scegliere aperture che riconoscono l’altro, a proporre un passo alla volta e a rivedere a fine settimana le conversazioni più difficili per capire cosa migliorare. Userò l’AI per analizzare trascrizioni e registrazioni, monitorare tempi di risposta, interruzioni e momenti di escalation. Il volante resta nelle mie mani: la tecnologia mi aiuta a guidare meglio.
Trasparenza dell’articolo
Mesi fa dovevo affrontare un colloquio che si preannunciava uno scontro. Ne ho parlato con una mia amica e collaboratrice (giornalista, laureata in psicologia) che mi ha lasciato un consiglio semplice: ascolta, lascia parlare, lascia finire quasi le parole; nel frattempo ascolta e ragiona. Pochi giorni fa mi è tornato in mente quel momento e, prima di scrivere, ho usato Perplexity (Comet) per chiedere all’agente di verificare su Google Trends se questo tema potesse essere valido per un articolo/contenuto e se se ne stesse già parlando in rete: ho trovato segnali positivi.
Da lì ho registrato il mio concetto e l’ho trascritto.
Dopo la trascrizione, ho fatto pulire il testo a Perplexity, poi — sempre con Perplexity — ho chiesto di proporre delle sezioni. Su quelle sezioni sono intervenuto a mano: taglio, ordine, esempi.
A quel punto ho usato ChatGPT5 per sistemare e riorganizzare l’intero articolo mantenendo la mia voce.
Infine ritocco manuale finale e pubblicazione su LinkedIn, Substack e sul mio sito.
Strumenti usati: registrazione vocale, trascrizione, Perplexity (Comet) + Google Trends, ChatGPT5. Le decisioni su taglio, tono e contenuti sono state umane.
Se apprezzi il mio lavoro seguimi ovunque, trovi tutto qui 👉 massimilianopioli.com
Articolo scritto con il supporto dell’intelligenza artificiale, sotto la mia supervisione. La responsabilità di quello che leggi è mia.
